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  • Acciaio inox
  • L’acciaio a cui si fa riferimento è inox ovvero inossidabile: si caratterizza per un contenuto di cromo molto elevato e per essere resistente all’ossidazione dovuta all’esposizione all’acqua e all’aria. L’acciaio, oltre a conferire all’estetica della cucina un’identità peculiare e un gusto professionale, viene scelto per le sue doti di resistenza, durevolezza e igienicità. Le superfici in acciaio possono avere finiture differenti: lucida, satinata o usurata (vintage): se nel primo caso sia ha una brillantezza inconfondibile, nel secondo si ha un’eleganza discreta che mette meno in risalto i segni dell’uso, mentre nel terzo caso si ha una connotazione estetica fortemente caratteristica e la possibilità di nascondere i segni di usura. L’acciaio offre importanti vantaggi per gli utenti che fanno un uso continuativo della cucina: oltre all’impermeabilità nei confronti dei liquidi, è resistente al calore, alla luce e agli urti. Inoltre, la possibilità di saldare un piano di lavoro con le altre parti della cucina, ad esempio i lavelli e il piano cottura, consente di ottenere una continuità apprezzabile non solo dal punto di vista estetico, ma anche in termini di igienicità, in quanto si evita la presenza di linee di giunzione che possano rappresentare potenziali zone di accumulo di sporco, con la conseguente, possibile proliferazione di microorganismi (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

    Si tratta quindi di un materiale caratterizzato da una spiccata durabilità che però non possiede una grande resistenza ai graffi: per questo motivo occorre proteggere le superfici con dei taglieri o altri supporti che prevengano l’effetto usura e la perdita di brillantezza. Attenzione al contatto prolungato con il sale (cloruro di sodio) e con qualsiasi soluzione che possa contenere sali a base di cloruri: i cloruri contrastano la funzione protettiva dell’ossido di cromo, causando fenomeni ossidativi. Uguale attenzione va riposta nei confronti degli oggetti metallici: il contatto prolungato tra acciaio e altro metallo comporta l’ossidazione del metallo meno nobile (corrosione galvanica). L’acciaio inox è normalmente “più nobile” di altri metalli con cui potrebbe venire a contatto, ma è comunque sempre opportuno tenere separati metalli differenti non “dimenticando”, ad esempio, alcun oggetto metallico appoggiato su queste superfici specie in prossimità dei lavelli (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

  • L’acciaio a causa dell’effetto “impronta” che lo contraddistingue necessita una manutenzione continua; ciò però non rappresenta un problema perché si pulisce facilmente. La pulizia ordinaria può essere fatta con panno in microfibra e detergenti neutri. La procedura va ultimata con l’asciugatura delle superfici, sempre con panno morbido, per evitare aloni. L’acqua è bene venga riasciugata con cura per scongiurare macchie di calcare che nel tempo necessiterebbero di essere trattate con dei prodotti troppo aggressivi. In caso di calcare si può comunque intervenire con una soluzione di acqua e bicarbonato o acqua e aceto. Non usare mai detergenti abrasivi o supporti per la pulizia ruvidi (pagliette e simili) che lascerebbero inevitabilmente segni di abrasione. Le macchie vanno asportate quando ancora fresche: i residui di cibo (olio, caffè, pomodoro, latte, ecc.) così come i ristagni di acqua che può contenere sali, calcare, ferro ecc. possono dare origine ad un attacco corrosivo di natura elettrochimica causando ruggine e segni d’ossidazione. In particolare nel caso dei lavelli, si raccomanda di asciugare l’acqua presente dopo l’uso e di non lasciare a contatto per lungo tempo spugne bagnate, stoviglie, barattoli di metallo, cibi, liquidi acidi o salini. Evitare l’uso di cloro e dei suoi composti, quindi acidi, acido muriatico, candeggina, prodotti per sturare gli scarichi, decalcificanti, ecc. perché possono procurare macchie e ossidazioni. Per lo stesso motivo evitare di lasciare nel sotto-lavello i flaconi dei prodotti sopra detti aperti. Attenzione agli urti forti e alla caduta di oggetti appuntiti: segnerebbero le superfici senza poterle ripristinare. Per la pulizia straordinaria possono essere adoperati prodotti specifici per l’acciaio: trattandosi comunque di composizioni chimiche aggressive, è consigliabile fare prima un test di tollerabilità in una zona nascosta della zona da trattare. Ricordiamo che per i top cucina, anche se l’acciaio resiste bene al calore, è preferibile non poggiare pentole, caffettiere ecc. tolte direttamente dal fuoco ma usare delle protezioni.

  • Acrilico
  • L’acrilico è un prodotto uniformemente colorato nel suo corpo, lucido brillante o opaco profondo. Ecologico, riciclabile al 100%, atossico, rimane inalterato nel tempo sia nella struttura sia nei colori che resistono ai raggi UV. Dal punto di vista tecnico l’acrilico è perfettamente planare e stabile. Eventuali graffi (quando superficiali) posso essere riparati con un’apposita operazione di lucidatura. Le ante realizzate in questo materiale sono costituite da un supporto di particelle di legno (classe E1), rivestito nella parte a vista e nel retro da fogli di acrilico; i profili sono normalmente bordati con bordi in ABS o PMMA. Elegante, ecologico, resistente: l’acrilico risponde bene alle esigenze di chi desidera risolvere il problema delle superfici lucide o opache in ambienti in cui vengano richieste eleganza e perfezione.

  • Sono necessarie alcune semplici accortezze per preservare le ante acriliche nel tempo in maniera ottimale: per prima cosa si consiglia di non usare mai prodotti che contengono sostanze aggressive tipo alcool, candeggina, ammoniaca, solventi e derivati che potrebbero danneggiare le superfici acriliche definitivamente. Da evitare in modo tassativo il contatto con acetone e inchiostro. Durante le normali operazioni di pulizia, è bene utilizzare solo panni morbidi in microfibra leggermente inumiditi onde evitare rigature o aloni insieme a detergenti liquidi neutri (ad esempio semplici prodotti per la pulizia dei vetri). Evitare supporti per la pulizia ruvidi (spugne abrasive, pagliette e simili) che provocherebbero rigature e perdita di uniformità delle superfici. Eventuali graffi (se non profondi) possono essere eliminati con una semplice operazione di lucidatura attraverso un apposito kit. Il kit di riparazione può essere ordinato al proprio rivenditore autorizzato.

  • Alkorcell
  • L’anta in Alkorcell è simile a quella polimerica: è costituita da una foglia decorativa a base polipropilene (PP) priva di componenti alogeni, plastificanti e formaldeide. Una vernice termoindurente conferisce alla foglia le proprietà di resistenza necessarie per l’utilizzo nel settore arredamento. Per la lavorazione con diversi sistemi di incollaggio, la foglia viene nobilitata nel retro con un primer e l’incollaggio avviene con colle a dispersione o termofusibili o a solvente. Il laminato Alkorcell è dal punto di vista tecnico un rivestimento plastico in continuo, prestante sotto molteplici punti di vista. Atossico, non contaminato da componenti nocivi per la salute, ecocompatibile, è dotato anche di impermeabilità: i prodotti in Alkorcell infatti resistono a umidità, muffe e microrganismi. Per tutti questi motivi, rappresenta un materiale sicuro, idoneo al contatto con i prodotti alimentari: privo di odori e di sapori, garantisce igiene e facilità d’uso in cucina. Nella combustione non produce gas tossici e corrosivi: ha una combustione del tutto simile a quella del legno con una produzione di fumi chiari; di conseguenza è particolarmente sicuro nell’eliminazione dei residui di lavorazione. L’anta in Alkorcell può essere liscia o con cornice, colore pieno o essenza legno. Nella versione legno, la finitura materica oltre ad essere piacevole al tatto ha un impatto estetico importante che fa dell’Alkorcell una scelta sicura e di stile.

  • Per la pulizia di questo tipo di anta è consigliabile usare solo un panno morbido tipo microfibra leggermente inumidito, aggiungendo in caso di macchie e unto, un detergente neutro privo di solventi o sostanze aggressive. Asciugare subito con un panno morbido e asciutto, in modo particolare lungo le giunzioni dell’anta. In caso di sporco più resistente, è possibile utilizzare spugne morbide con detersivi liquidi, ad es. detergenti per i vetri o specifici per superfici plastiche. Da evitare però spugne ruvide, pagliette in acciaio, creme abrasive o prodotti per la pulizia in polvere. In presenza di macchie di calcare basta usare detergenti contenenti acido acetico (formulazione al 10-15%), acido citrico, oppure, per le macchie più leggere, acqua tiepida e bicarbonato. Non utilizzare alcool, acetone, detergenti contenenti cloro, candeggina, ammoniaca. Assolutamente proibita la pulizia con getti di vapore poiché i materiali plastici potrebbero deformarsi. Riporre particolare attenzione alla cura delle bordature che devono essere preservate nell’uso e manutenzione da eccessi di calore, acqua e umidità.

  • Alluminio
  • Gli impieghi dell’alluminio sono svariati in campo domestico e in modo particolare nell’ambiente cucina: alzatine, ante, gole, mobili a giorno, schienali, zoccoli possono essere realizzati con questo materiale. Si tratta di un metallo leggero ma resistente, con un aspetto grigio argento a causa del leggero strato di ossidazione che si forma rapidamente quando è esposto all’aria e che previene la corrosione in quanto non solubile. L’alluminio ha un peso specifico di circa un terzo dell’acciaio o del rame; è malleabile, duttile e può essere lavorato facilmente per impieghi differenti senza bisogno di rifinitura, soprattutto nel caso sia trattato mediante anodizzazione; ha una eccellente resistenza alla corrosione e durata. Inoltre non è magnetico e non fa scintille. Disponibile in spessori limitati, si presta facilmente alla torsione, ma questo più che uno svantaggio è un pregio che aumenta la sua possibilità di essere lavorato. La lamiera può avere estetiche diverse: grezza, anodizzata, lucida o satinata, verniciata, con o senza lavorazioni e decori.

    L’anta di alluminio hi-line del modello Oltre ha sp.22 mm ed è composta da un telaio, a pannello unico, di alluminio estruso dove viene alloggiata sul fronte una lamina imbutita e sul retro un pannello di tamponamento, entrambi in alluminio. Tra le due lamiere, nell’intercapedine, viene inserito un materiale con proprietà fonoassorbenti e termoisolanti capaci di rendere l’anta consistente pur mantenendo la sua leggerezza. Forte del proprio design, l’anta Hi-line del modello Oltre è interamente riciclabile. La finitura dell’anta viene realizzata con un unico bagno anodico nei colori nero e titanio. Nella famiglia delle ante in alluminio c’è anche l’anta in rete di alluminio costituito da un telaio alluminio sp.22 mm ossidato con pannello in lamiera stirata in alluminio effetto rete anodizzata. L’alluminio anodizzato viene ottenuto con un processo elettro-chimico attraverso cui l’alluminio reagisce spontaneamente con l’ossigeno per formare uno strato superficiale protettivo; il processo naturale è, però, molto lento. Per mezzo dell’ossidazione anodica, sulla superficie dell’alluminio, si deposita uno strato di ossido in modo controllato e uniforme. Si crea uno strato protettivo perfettamente liscio, trasparente e molto duro che preserva le caratteristiche del metallo e impedisce la corrosione. L’alluminio anodizzato, grazie alle sue caratteristiche fisiche e alla vasta gamma di finiture esteticamente molto attraenti, si candida a sostituire materiali come acciaio o lo stesso alluminio verniciato, in molti settori. La scelta di queste ante permette di ottenere un particolare effetto di contrasto con le altre superfici lisce della cucina e il caratteristico rilievo di superficie dei pannelli in rete stirata, con un interessante gioco di luci e sfumature. Sempre con un telaio in alluminio sp. 22mm finitura urban ossidato il programma Oltre permette di avere una versione dell’anta alluminio con pannello in MDF idro placcato 2 lati in laminato lavagna nero.

  • La pulizia delle ante alluminio anodizzato (l’anodizzazione è un’ossidazione elettrochimica eseguita per aumentare la resistenza del metallo alla corrosione) è molto semplice. Dopo averlo accuratamente spolverato, è sufficiente passare le superfici con panno in microfibra bagnato con acqua e sapone di Marsiglia o un qualsiasi altro detergente neutro. In alternativa, si può preparare una miscela di acqua e sapone per i piatti: risciacquare e infine asciugare. In caso di macchie di calcare, le superfici possono essere trattate con acqua e bicarbonato, acqua e aceto o prodotti specifici non troppo aggressivi, meglio se diluiti. Le stesse indicazioni valgono per l’alluminio satinato e lucido, per il quale esistono dei prodotti specifici reperibili nelle ferramenta e negozi specializzati. Per tutte le superfici in alluminio, evitare l'uso di creme abrasive, pagliette in acciaio che righerebbero irrimediabilmente le superfici così come l’uso di acetone, trielina e ammoniaca. Fare molta attenzione all'acqua che, contenendo sali, ferro e calcare, potrebbe macchiare questi materiali. L’acqua va sempre riasciugata con cura. Le macchie devono essere ripulite quando ancora fresche.

  • Ceramici
  • I materiali ceramici sono composti inorganici solidi: ciò significa che nel processo produttivo non sono coinvolte “resine” o altre sostanze di natura organica (ovvero a base di carbonio), caratteristica che le distingue nettamente, anche dal punto di vista commerciale, da altri materiali magari simili nell’aspetto, ma che derivano dalla miscelazione di polveri minerali con leganti organici (resine) (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). Commercializzati con nomi differenti a seconda del produttore e del tipo di combinazione chimico-fisica, i piani di lavoro costruiti con questo tipo di materiali hanno il plus di poter essere realizzati sotto forma di lastre di ampie dimensioni che si contraddistinguono per la loro elevata durezza, la resistenza rispetto a calore, macchie e usura, l’impermeabilità e la scarsa porosità, l’alta igienicità e la forte stabilità nei confronti della luce.

    Trattandosi di un materiale rigido, uno spessore maggiore garantisce generalmente una maggior resistenza agli urti, anche se l’adeguato incollaggio su un supporto perfettamente piano previene eventuali problemi. In ogni caso bisogna porre attenzione agli urti, che possono invece interessare e “sbeccare” gli spigoli presenti. Per piani molto grandi è bene ricordare che le dimensioni vanno valutate molto attentamente in fase di progettazione, in quanto non sono facilmente modificabili durante l’istallazione della cucina che deve sempre essere effettuata da personale esperto. Infine è opportuno ricordare che non bisogna abusare della resistenza dei piani ceramici: sono da evitare carichi eccessivi, così come lo sversamento eccessivo di liquidi che potrebbero penetrare all’interno dei mobili in corrispondenza delle zone perimetrali o delle giunzioni e danneggiare i pannelli sottostanti (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

  • L’uso e la manutenzione è estremamente semplice grazie alla ridotta porosità e all’elevata impermeabilità dei materiali ceramici: pertanto anche la sporcizia non può penetrare ma deve soltanto essere asportata dalla superficie del materiale. Per la pulizia quotidiana utilizzare panno in microfibra e detergenti neutri, molto diluiti in acqua calda; sciacquare e asciugare con un panno morbido. Nel caso questa operazione non fosse sufficiente, per la pulizia straordinaria, è possibile procedere, a seconda della natura dell’agente macchiante, con tecniche di pulizia via via più incisive. In questo specifico caso, però, è fondamentale rispettare le informazioni riportate nelle schede tecniche dei vari produttori e nelle etichette dei prodotti utilizzati. Per ottenere risultati ottimali, si consiglia di pulire subito qualsiasi macchia senza lasciarla essiccare. Si sconsiglia di utilizzare detergenti contenenti cere o prodotti ceranti (onde evitare la formazione di strati untuosi che potrebbero compromettere la pulizia e la resa estetica del materiale), l’acido fluoridico (HF) e tutti i suoi composti. La concentrazione del detergente deve essere sempre la più bassa possibile, sia per contenere i costi che per velocizzare la manutenzione. Per un approfondimento ulteriore, rimandiamo alle indicazioni fornite in relazione al grès Laminam e alle schede tecniche Lapitec, Iris e Kerlite.

  • Compositi
  • Quella dei materiali compositi è una macro-categoria che si può suddividere in due sottocategorie: 1) i compositi a base di quarzo (quarzo, lab lube, light, silestone, ile lube, dekton, okite) e 2) i cosiddetti “solid surfaces” (corian dupont). Tutti sono l’esito della miscelazione di più materiali: fondamentalmente un materiale di rinforzo dato da una sostanza minerale che dà rigidezza e durezza al prodotto finito e un legante rappresentato di solito da una resina. I compositi a base di quarzo sono costituiti dal 90/95% di polveri o particelle di quarzo (diossido di silicio) che possono essere miscelate con altre sostanze minerali (vetro, granito, ecc.) e pigmenti coloranti che conferiscono alle lastre particolari colorazioni ed effetti estetici. Il legante è di solito identificabile con miscele di resine poliesteri o monomeri che hanno un effetto termo-indurente: quando scaldate s’induriscono in modo irreversibile; così facendo, insieme al quarzo e ad altri additivi, conferiscono alle lastre un’elevata durezza e stabilità chimica. Le dimensioni delle lastre possono arrivare a 3 metri lineari: i punti di giunzione sono poco visibili ma comunque presenti. Solo infatti con i solid surfaces è possibile avere l’effetto di continuità senza linee di unione garantendo un aspetto perfettamente omogeneo (anche nel caso di lavelli integrati). Lavorazioni e tagli dei materiali in quarzo devono essere effettuati da personale specializzato mediante strumenti idonei. Anche il montaggio del piano deve essere eseguito molto accuratamente e su basi perfettamente piane, al fine di evitare tensioni che – nel tempo – potrebbero anche dare origine a rotture (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). I compositi definiti solid surfaces (commercializzati con nomi di vario tipo) sono costituiti in prevalenza da sostanze minerali (idrossido di alluminio) sotto forma di polveri o particelle miscelate con resine a base acrilica o poliestere che – rispetto ai compositi a base di quarzo – sono presenti in quantità maggiore (30/35%) e hanno natura termoplastica, tendono cioè ad ammorbidirsi quando sottoposte a calore, così da conferire a questi particolari materiali la caratteristica di essere termoformabili, ovvero quando scaldati possono essere facilmente lavorati e curvati, assumendo forme e estetiche anche molto complesse. Nonostante abbiano l’aspetto solido tipico dei materiali compositi e delle pietre, i solid surfaces hanno la formabilità e la lavorabilità propria delle materie plastiche e del legno. Ciò rende questi materiali particolarmente versatili per l’applicazione nel settore arredo.

    In generale, i compositi a base di quarzo e i solid surfaces possono essere definiti come materiali dotati di buone resistenze meccaniche, durezza e durevolezza. Non porosi, sono impermeabili e igienici: vanno fatte però alcune precisazioni: anche se, sono sicuramente i primi ad essere più performanti verso graffi, usura, urti, per entrambi occorre fare molta attenzione al contatto diretto con il calore (è necessario utilizzare sempre delle protezioni), così come il contatto con lame taglienti, oggetti appuntiti che potrebbero lasciare segni o solchi in cui finirebbero per ristagnare sporco e germi. Per quanto riguarda questo aspetto, i solid surface materials hanno il plus di poter essere levigati e rigenerati rispetto ai graffi superficiali, mentre i compositi, solitamente prodotti in lotti, non solo non sono ripristinabili, ma in caso di sostituzione possono non essere perfettamente uguali tra loro (questa è un caratteristica comune a tutti i compositi e pietre naturali). La finitura opaca sia nel caso dei solid surfaces sia nel caso dei compositi a base di quarzo è più sensibile al contatto con sostanze sporcanti e coloranti (inchiostro, caffè, vino rosso, cola, ecc.). Le superfici goffrate, satinate o opache hanno infatti la caratteristica di essere più porose e di trattenere le sostanze con cui entrano in contatto, tanto da risultare più difficilmente pulibili. Basta però seguire le indicazioni di uso e manutenzione dei produttori per garantire igiene, resistenza e durata di tutti i tipi di materiali compositi.

  • Dal punto di vista dell’uso e della manutenzione i compositi necessitano massima attenzione rispetto all’uso di solventi di qualsiasi genere, alcool, detergenti a carattere basico e acido (circa l’uso di detergenti a base di ammoniaca e candeggina così come di prodotti anticalcare occorre far riferimento alle specifiche indicazioni del produttore del piano da trattare dal momento che esistono in commercio diverse tipologie di compositi a base di quarzo con composizioni differenti – nel caso specifico del corian dupont ad esempio l’ammoniaca è consigliata dalla casa madre). Le superfici vanno protette dal calore diretto perché in entrambi i casi le resine leganti potrebbero danneggiarsi e produrre segni indelebili e rotture. Consigliamo l’uso di sottopentole e protezioni per evitare i rischi ricollegabili agli eccessi di calore e l’uso di taglieri per proteggere i piani cucina dal contatto diretto con lame e oggetti appuntiti. Va fatta molta attenzione anche al contatto con le sostanze così dette “macchianti” (caffè, inchiostro, bibite colorate, vino, ecc.) e acide (limone, aceto, pomodoro, cola, ecc.) che possono lasciare tracce e aloni. Le macchie vanno rimosse tempestivamente quando fresche, onde evitare assorbimenti. Per la pulizia quotidiana è raccomandato l’uso di un semplice panno in microfibra e detergenti neutri o specifici per le superfici composite. Attenzione: è sconsigliato sovraccaricare i piani con dei pesi eccessivi concentrati (es. evitare di salire in piedi sul top cucina).

  • Decoro
  • Le ante MDF o impiallacciate possono essere decorate a mano da esperti artigiani: utilizzando un pannello di spessore variabile come base del decoro, l’anta viene trattata con colori poliurietanici opachi che le conferiscono un aspetto materico a rilievo. Ovviamente ogni anta, data l’originalità della lavorazione risulta essere un pezzo unico: piccole differenze tra ante della stessa tipologia sono del tutto normali, rappresentano la nota caratterizzante oltre che l’essenza della bellezza di un prodotto di questo tipo.

  • Le ante decorate sono più delicate nelle normali ante laccate e impiallacciate. Va fatta attenzione nell’uso quotidiano onde evitare macchie e il contatto diretto con sostanze che potrebbero intaccare lo strato di colore decorativo. Rimuovere le eventuali macchie il prima possibile con un semplice panno in microfibra umido e quindi riasciugare attentamente. Al panno umido si può aggiungere un sapone neutro se necessario. Gli urti e il contatto con oggetti contundenti possono creare lacerazioni del decoro. Non strofinare in modo energetico, non usare detergenti aggressivi né supporti per la pulizia ruvidi. Le ante decorate sono prodotti esclusivi e come tali devono essere gestiti e utilizzati.

  • Glaks
  • L’anta Glaks è un’anta acrilica ricavata da un pannello in MFD (medium-density fibreboard) rivestito nella parte esterna da acrilico Glaks opaco o acrilico Glaks lucido, mentre nella parte interna da metacrilato opaco (PMMA) in tinta con l’esterno. E’ bordata sui quattro lati con bordo ABS opaco in tinta ed è impreziosita da una bisellatura effetto vetro, nei colori opachi o lucidi. Il Glaks può essere definito un vetro organico dalle caratteristiche estetiche identiche al vetro (trasparenza, brillantezza od opacità), ma con una serie di importanti vantaggi in termini di resistenza e sicurezza: è termoresistente (fino a 90°C), infrangibile, resistente ai graffi, agli urti, all’usura, agli agenti chimici e ai raggi UV. E’ un materiale igienico, ecologico perché riciclabile, atossico, facile da pulire, pratico dal punto di vista dell’uso e della manutenzione.

  • Per la pulizia quotidiana utilizzare un semplice panno morbido in microfibra umido a cui possono essere aggiunti in caso di macchie detergenti liquidi neutri (ad esempio semplici prodotti per la pulizia dei vetri). Evitare in via preventiva supporti per la pulizia molto ruvidi (spugne abrasive, pagliette e simili) e detersivi molto aggressivi. Da evitare anche il contatto con acetone e inchiostro. I residui di calcare possono essere rimossi con detergenti che contengono basse percentuali di acido citrico o acetico (formulazione al 10% massimo).

  • Gres Laminam
  • Il grès porcellanato è una particolare tipologia di ceramica che contiene caolino (l’ingrediente principale della porcellana) e presenta una struttura molto compatta e omogenea, caratterizzata da una elevata impermeabilità superficiale (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). Le lastre di grès Laminam vengono ottenute con una tecnologia innovativa attraverso un procedimento di macinazione ad umido di prodotti naturali, quali argille di cava, rocce granitiche e pigmenti ceramici e la successiva cottura ibrida in forno elettrico a temperature superiori a 1220°C, appositamente studiato per garantire l’uniformità del prodotto. A bordo squadrato (rettificato monocalibro) grès Laminam è la più grande e sottile superficie ceramica mai vista, l’unico prodotto flessibile e realmente planare che concentra in soli 3 mm di spessore 3 mq di superficie, offrendo una maneggevolezza e una facilità di lavorazione inedite. Il taglio successivo o rifilatura ne garantiscono la precisione dimensionale.

    Con esclusione del top da 12 mm, che viene prodotto utilizzando la lastra nel suo spessore pieno, i piani sono composti da una lastra di grès Laminam da 5,6 mm (più rete posteriore) accoppiata ad un supporto di materiale polimerico fino all’altezza, a seconda dei vari casi, da un minimo di 40 mm fino ad un massimo di 170 mm, e da una veletta frontale o perimetrale di pari altezza. Le ante in grès Laminam sono invece costruite con un telaio alluminio verniciato a polvere finitura opaca tamburata nella parte posteriore con pannello HDF grigio cenere e frontale in grès Laminam sp.3 mm.

    Le principali caratteristiche del grès porcellanato sono:

    • resiste alle macchie, ai solventi organici, inorganici, disinfettanti e detergenti. Si pulisce con estrema facilità mantenendo inalterate le caratteristiche della superficie; l’acido fluoridrico è l’unica sostanza in grado di attaccare il prodotto.
    • non poroso, non assorbe e non rilascia sostanze, non consente l’insorgenza di muffe, batteri e funghi risultando per questo particolarmente igienico.
    • resiste ai graffi e all’abrasione profonda. Le sue proprietà rimangono pertanto inalterate anche dopo un uso intensivo e una pulizia frequente.
    • è la prima superficie ceramica antigraffiti: non presenta scalfitture neanche in caso di contatto direttosi con utensili in metallo e non viene intaccato nemmeno dalle vernici più tenaci.
    • presenta un elevato modulo di rottura.
    • non contiene materie organiche, pertanto, resiste al fuoco e alle alte temperature.
    • è totalmente compatibile con le sostanze alimentari in quanto non rilascia elementi in soluzione.
    • resiste ai raggi UV. I colori non subiscono alcuna alterazione, anche quando sottoposti a variazioni delle condizioni climatiche.
    • è un prodotto totalmente eco-compatibile e riciclabile. Non cede elementi all’ambiente e può essere facilmente macinato e interamente riciclato in altri processi produttivi.

    Grès Laminam è un prodotto che si avvale di una tecnologia sostenibile e rispettosa dell’ambiente, in quanto progettata per limitare gli scarti di lavorazione e contenere l’utilizzo delle risorse; inoltre l’impiego di forni ibridi che associano il sistema a gas a quello elettrico, consentono di diminuire in modo consistente le emissioni di CO2 nell’aria.

  • Grès Laminam è la prima superficie che unisce allo spessore ridotto e alle grandi dimensioni, un’elevata resistenza alle sollecitazioni meccaniche, agli attacchi chimici, ai graffi, all’abrasione profonda e alla flessione. Le sue proprietà rimangono pertanto inalterate anche dopo un uso intensivo e una pulizia frequente. Attenzione comunque alle lame affilate che, pur non pregiudicando il materiale dal punto di vista “strutturale”, possono produrre dei microsolchi dove lo sporco può eventualmente ristagnare (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). Per questo motivo con i top in grès è consigliabile comunque usare sempre taglieri e non lavorare direttamente sulle superfici piane. La tecnologia avanzata con la quale le lastre sono prodotte consente alle superfici di essere facilmente igienizzabili. Grazie ad un assorbimento medio di acqua pari allo 0,1% grès Laminam resiste al gelo e si adatta a tutte le condizioni climatiche. In più, non contenendo materie organiche, resiste molto bene al fuoco e alle alte temperature (in caso di incendio non sprigiona fumo e non emette sostanze tossiche): nonostante ciò è preferibile non appoggiare pentole tolte direttamente dal fuoco o materiali roventi e surriscaldati onde evitare shock termici (a tal proposito usare sempre dei sotto-pentola). Grès Laminam si pulisce con facilità: per la pulizia quotidiana utilizzare un panno morbido, acqua calda ed eventualmente detergenti neutri. Pur resistendo ai solventi organici, inorganici e disinfettanti, è consigliabile comunque rimuovere le macchie ordinarie con un panno umido e detergenti comuni (Cif crema, Sapone di Marsiglia, ecc.), risciacquando e asciugando con cura. Per evitare la formazione di patine opache non usare prodotti contenenti cere. Attenzione: non abusare della resistenza dei materiali ceramici; sono da evitare carichi eccessivi (ad esempio non salire in piedi sul top), così come lo sversamento eccessivo di liquidi che potrebbero penetrare all’interno dei mobili e danneggiare i materiali non resistenti a questo tipo di sollecitazioni.

  • Laccato
  • Le ante verniciate con prodotti coprenti si dicono laccate: si contraddistinguono per la loro preziosità e impatto estetico. La laccatura, eseguita su pannelli MDF, può essere lucida e opaca (l’unità di misurazione della lucentezza è espressa in unità di “gloss”). Esistono diverse categorie di laccatura: le differenze sono sostanzialmente riconducibili al diluente usato per l’applicazione delle resine di base e al metodo di indurimento della vernice. In linea generale, tutte le tipologie di vernici sono prodotte con le stesse resine o, comunque, con resine molto simili (generalmente resine acriliche o poliuretaniche). L’essiccazione, successiva all’applicazione delle vernici, provoca l’evaporazione delle sostanze liquide e il conseguente indurimento delle resine. Per l’utente finale non c’è molta differenza a livello visivo: quello che acquista è, in ogni caso, un mobile rivestito da una resina; le componenti liquide utilizzate per la miscelazione delle vernici non ci sono più; il processo di asciugatura eseguito ha reso stabile il prodotto finale sul quale, per garantirne la sicurezza, viene applicata una pellicola di protezione.

    Le ante laccate permettono una grande variabilità di colorazioni ed effetti/texture particolari, tanto in alcuni casi è possibile effettuare anche laccature a campione RAL, ma necessitano di una cura e una attenzione specifiche dal punto di vista dell’uso e manutenzione onde evitare graffi, macchie, scalfiture e decolorazioni.

  • Le ante laccate chiedono di seguire poche ma fondamentali regole di uso e manutenzione. La normale pulizia deve essere fatta con un panno morbido tipo microfibra leggermente inumidito. In caso di macchie al panno umido si può aggiungere un detergente liquido neutro, ad esempio un prodotto per la pulizia dei vetri. Per rimuovere le eventuali tracce di umidità e alonature ripassare le ante con panno in microfibra asciutto. Non utilizzare prodotti abrasivi (creme e polveri) né quelli che contengano sostanze aggressive come alcool, acetone, trielina, candeggina, ammoniaca e derivati. Da evitate anche l’uso di supporti per la pulizia ruvidi, ad es. spugne abrasive o pagliette, che righerebbero in modo irrimediabile le ante. Le superfici laccate sia lucide che opache non devono essere pulite in modo eccessivo: lo strofinamento eccessivo infatti può compromettere l’uniformità della verniciatura (gli opachi possono lucidarsi, mentre i lucidi possono perdere planarità e assumere un aspetto rugoso a buccia d’arancia). Le macchie in ogni caso devono essere prontamente rimosse e non lasciate asciugare per lungo tempo, così come l’acqua e l’umidità. Va fatta massima attenzione a tal proposito alle sostanze fortemente coloranti e macchianti tipo caffè, vino rosso, inchiostro ecc. (in particolare con le colorazione chiare): “i coloranti naturali o artificiali contenuti in questi prodotti possono a volte “migrare” profondamente all’interno della laccatura, andando a formare una macchia o un alone indelebili” (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). L’esposizione diretta e prolungata alla luce del sole andrebbe evitata o ridotta e regolata (ad es. con l’uso di tende). Attenzione anche agli urti e al contatto con oggetti appuntiti e taglienti: il film di vernice che ricopre i pannelli laccati potrebbe danneggiarsi. In caso di scheggiature circoscritte e di dimensioni ridotte è possibile intervenire con un apposito ritocco. Attraverso un piccolo pennello si applica la quantità di vernice giusta a ricoprire la zona lesionata. La boccetta ritocco è un articolo da poter ordinare al proprio rivenditore autorizzato.

  • Laccato UV
  • Un’anta si dice laccata quando, anziché essere rivestita con uno strato superficiale di legno o laminato, viene colorata con vernici di vario tipo. Le laccature hanno fatto negli ultimi anni passi da gigante, sia per la praticità, sia per la resistenza che per l’attenzione all’ambiente. La laccatura a velo con tecnologia UV è realizzata su base acrilica per un’elevata stabilità nel tempo di superficie e colore. In questo caso i prodotti applicati sono induriti grazie all’irraggiamento effettuato da speciali lampade che emettono luce ad alta energia nel campo dell’ultravioletto. Questi sistemi consentono un indurimento assai rapido ed efficace delle resine, che normalmente producono dei film assai duri e resistenti (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). La finitura superficiale ha quindi elevate caratteristiche di resistenza ai graffi e usura unita ad un’ottima facilità di pulizia.

  • Le ante laccate chiedono di seguire poche ma fondamentali regole di uso e manutenzione. La normale pulizia deve essere fatta con un panno morbido tipo microfibra leggermente inumidito. In caso di macchie al panno umido si può aggiungere un detergente liquido neutro, ad esempio un prodotto per la pulizia dei vetri. Per rimuovere le eventuali tracce di umidità e alonature ripassare le ante con panno in microfibra asciutto. Non utilizzare prodotti abrasivi (creme e polveri) né quelli che contengano sostanze aggressive come alcool, acetone, trielina, candeggina, ammoniaca e derivati. Da evitate anche l’uso di supporti per la pulizia ruvidi, ad es. spugne abrasive o pagliette, che righerebbero in modo irrimediabile le ante. Le superfici laccate sia lucide che opache non devono essere pulite in modo eccessivo: lo strofinamento eccessivo infatti può compromettere l’uniformità della verniciatura (gli opachi possono lucidarsi, mentre i lucidi possono perdere planarità e assumere un aspetto rugoso a buccia d’arancia). Le macchie in ogni caso devono essere prontamente rimosse e non lasciate asciugare per lungo tempo, così come l’acqua e l’umidità. Va fatta massima attenzione a tal proposito alle sostanze fortemente coloranti e macchianti tipo caffè, vino rosso, inchiostro ecc. (in particolare con le colorazione chiare): “i coloranti naturali o artificiali contenuti in questi prodotti possono a volte “migrare” profondamente all’interno della laccatura, andando a formare una macchia o un alone indelebili” (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). L’esposizione diretta e prolungata alla luce del sole andrebbe evitata o ridotta e regolata (ad es. con l’uso di tende). Attenzione anche agli urti e al contatto con oggetti appuntiti e taglienti: il film di vernice che ricopre i pannelli laccati potrebbe danneggiarsi. In caso di scheggiature circoscritte e di dimensioni ridotte è possibile intervenire con un apposito ritocco. Attraverso un piccolo pennello si applica la quantità di vernice giusta a ricoprire la zona lesionata. La boccetta ritocco è un articolo da poter ordinare al proprio rivenditore autorizzato.

  • Laminato - Pannello eco.
  • Le strutture dei mobili Lube, così come i ripiani interni, sono realizzati con dei “pannelli ecologici”, garantiti da certificazioni e conformi allo standard “F4 Stelle” secondo la norma JIS, Japanese Industrial Standards, la più severa in merito alle normative di salvaguardia ambientale. L’ecopannello è costituito da particelle legnose di differente granulometria pressate con resine a bassissimo contenuto di formaldeide. È un prodotto industriale nobilitato, rivestivo in laminato, realizzato mediante l’utilizzo di materiale legnoso di recupero, evitando l’abbattimento di nuovi alberi. Il procedimento di recupero avviene mediante un accurato controllo del materiale in entrata, con l’eliminazione delle impurità che sono a loro volta avviate al recupero o smaltite a norma di legge. Per questo prodotto sono stati utilizzati collanti a basso contenuto di formaldeide. Il processo di lavorazione avviene nel massimo rispetto delle norme ambientali vigenti. Il pannello ecologico è prodotto da aziende con sistema di qualità certificato UNI EN ISO 9001. La certificazione Lube è scaricabile con il link qui di seguito riportato: Certificazione Pannello Ecologico


  • Il pannello ecologico truciolare grezzo viene nobilitato con un foglio di laminato che può avere finiture diverse: opaca, lucida, satinata, decorata (es. effetto legno, tela, ecc.). Resiste all’usura e all’azione degli agenti esterni, non subisce variazioni di colore se esposto alla luce solare, la sua manutenzione non richiede grandi sforzi. L'uso di detersivi chimici o particolarmente aggressivi è sconsigliato a prescindere: nella quotidianità si può pulire con un panno inumidito, meglio se in microfibra. In caso di macchie si aggiunge un detergente neutro o per vetri (sono preferibili i prodotti biodegradabili al 98%). Sul laminato non bisogna mai poggiare pentole calde, né usare pagliette d'acciaio, acetone o detergenti abrasivi. Attenzione alle bordature: eccessi di acqua, calore e umidità possono comportare scollamenti e deformazioni. Asciugare sempre con cura acqua e vapori, evitando il contatto prolungato con fonti di calore.

  • Laminato Fenix NTM
  • È un materiale innovativo made in Italy appartenente alla famiglia dei laminati. Sviluppato da Arpa Industriale per l’interior design viene realizzato grazie a resine di nuova generazione e mediante l’applicazione simultanea di calore (circa 150°C) e alta pressione specifica (> 7 MPa) per ottenere un prodotto omogeneo non poroso con densità elevata. FENIX NTM è placcato su pannelli di truciolare e bordato sui lati a vista con polipropilene spessore 1 mm in tinta. Il suo core è composto da carta impregnata di resina termoindurente mentre la superficie, ottenuta con l’ausilio di nanotecnologie, è costituita da una carta decorativa trattata con resine acriliche, indurite e fissate attraverso il processo di Electron Beam Curing. Il FENIX NTM si contraddistingue per le sue particolari caratteristiche quali: alta resistenza al graffio e al calore, anti-impronta, morbidezza al tatto, bassa riflessione della luce e elevata opacità (valore di riflessione speculare: 1,5 e 60°), riparabilità termica dei micro-graffi, alta attività di abbattimento della carica batterica (anti-muffa). E’ inoltre piacevolmente soft-touch.

    Tali caratteristiche hanno permesso a FENIX NTM di ottenere le certificazioni NSF, Greenguard IAQ e IMO MED. NSF certifica che il materiale è idoneo al contatto con gli alimenti. NSF International è un'organizzazione internazionale indipendente per le consulenze tecniche e scientifiche nei settori della salute e della sicurezza. La registrazione NSF assicura all’utente che la formulazione e la composizione rispettano il regolamento di sicurezza alimentare. La certificazione Greenguard IAQ - Indoor Air Quality - assicura che il prodotto si contraddistingue per le basse emissioni di inquinanti negli interni. Greenguard IAQ è un’organizzazione, indipendente e senza fini di lucro, che verifica e certifica il basso livello di emissioni chimiche dei prodotti ed è un punto di riferimento internazionale per molti programmi di edilizia sostenibile. FENIX NTM nello spessore 0,9 mm è certificato secondo la il regolamento navale IMO MED come materiale adatto per applicazioni navali, relativamente alle caratteristiche di resistenza al fuoco e rilascio di calore. IMO MED è una normativa navale internazionale relativa alla sicurezza per le navi. FENIX NTM ha anche una componente “green”. Un mobile in Fenix infatti non si danneggia facilmente: una lunga durata significa meno rifiuti, impiego più efficiente di risorse e maggiore risparmio energetico globale. In altre parole più rispetto per l’ambiente. Non essendo un prodotto pericoloso (è fatto di carta e di resine termoindurenti) al termine del suo ciclo di vita può essere bruciato negli inceneritori autorizzati per i rifiuti urbani o utilizzato come recupero energetico. Le ceneri residue possono essere trattate come rifiuto solido urbano (EAK Code 120105). Nello stabilimento di Arpa Industriale, gli scarti di FENIX NTM sono utilizzati come combustibile per generare parte dell’energia necessaria per la produzione.

  • Per ottenere i migliori risultati nella pulizia di FENIX NTM, è sempre bene ricordare alcune precauzioni: benché molto resistente, la superficie di FENIX NTM non deve comunque mai essere trattata con prodotti contenenti sostanze abrasive, spugne ruvide o strumenti non adatti, come carta vetrata e pagliette. Sono da evitare prodotti con forte contenuto acido o molto alcalini/basici (candeggina e ammoniaca, alcool, anticalcare, aceto) perché potrebbero risultare macchianti; quando si usano solventi, il panno utilizzato deve essere perfettamente pulito in modo da non lasciare aloni sulle superfici. Gli eventuali segni possono comunque essere rimossi sciacquando con acqua calda e asciugando. Evitare i lucidanti per mobili e, in genere, i detergenti contenenti cere perché sulla superficie compatta di FENIX NTM tendono a formare uno strato appiccicoso a cui aderisce lo sporco.

    La superficie di FENIX NTM deve essere pulita con regolarità ma non richiede una manutenzione particolare: nella quotidianità è sufficiente un panno in microfibra, inumidito con acqua calda e/o detergenti neutri. Sono ben tollerati tutti i normali prodotti per la pulizia domestica evitando quelli troppo forti. In presenza di tracce di sporco non rimovibili con normali detergenti domestici, a causa della topografia irregolare della superficie di FENIX NTM e della sua estrema chiusura, è consigliato l’utilizzo di solventi aromatici non aggressivi (acetone). In caso di presenza di micro-graffi, si prega di seguire le istruzioni per la riparazione (tramite fonte di calore e spugna magica) riportate nelle specifiche schede del produttore. L’utilizzo della spugna magica (melaminica) è raccomandato, quando necessario, per la corretta rigenerazione del materiale. Vedi scheda tecnica di approfondimento: CLEANING-INSTRUCTIONS.

  • Laminato HPL
  • La sigla HPL (High Pressure Laminate) sta ad indicare i laminati di spessore maggiore prodotti ad elevate pressioni. “Si presentano come una lastra nella quale sono presenti diversi strati. Quello sulla superficie a vista ha una funzione prevalentemente decorativa, mentre gli strati interni - costituiti da carta kraft (kraft in tedesco significa forza) impregnata da resine fenoliche - hanno proprietà tali da rendere il laminato rigido e resistente ad aggressioni di vario tipo. La presenza in superficie del cosiddetto “overlay”, un foglio di cellulosa pura impregnato con resina melamminica, funge da protezione dello strato decorativo sottostante soprattutto nei confronti dei fenomeni di usura superficiale. Gli spessori dei laminati HPL e le loro caratteristiche variano notevolmente potendo presentarsi con vari aspetti superficiali in termini di colore, di brillantezza e di “tridimensionalità”, richiamando con questo termine concetti quali la rugosità, la goffratura, e l’eventuale riproduzione della porosità del legno" (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

    Il top stratificato HPL è costituito da strati di carta Kraft impregnata con resine termoindurenti aminoplastiche rispondenti alle norme EN 438 e ISO 4586. Viene sottoposto a un processo di alta pressione a 9 MPa ed a 150°C in apposite presse multivano, dove avviene la policondensazione delle resine in modo tale da ottenere un materiale non poroso. Sono disponibili in due diverse finiture superficiali: una profilo (cuore) nero o marrone, dove l’interno è formato da strati di cellulosa di colore nero o marrone, ricoperti nella parte superiore dal foglio del colore scelto. L’altra tipologia invece è in tinta (cuore in tinta) che si distingue dalla precedente perché la carta utilizzata è dello stesso colore del decorativo superficiale, così da rendere omogeneo il piano anche sul bordo. Lo stratificato HPL finitura POLARIS, variante delle tipologie sopra dette, si differenzia per il fatto che lo strato superficiale, di nuova generazione, è costituito da un film acrilico applicato per radiazione che conferisce alla superficie caratteristiche e prestazioni superiori rispetto a quelle standard. Il cuore interno è sempre in tinta con la superficie (kraft full colour) e si presenta alla vista con un grado di opacità molto accentuato, anti-impronta, profondo, fondente in tutte le varianti di colore e morbido al tatto. Ispezionando quest’ultimo a distanza ravvicinata o in particolari angoli di osservazione, è possibile trovare una sottile linea di discontinuità cromatica rispetto alla superficie. HPL è un laminato stratificato non poroso creato per minimizzare i danni causati dall’acqua, dal vapore e dall’infiltrazione degli oli, permettendo di evitare giunzioni e di avere dimensioni e forme finora non consentite da altri materiali. Tutto ciò permette l’installazione di piani cottura filo-top e PITT (fuochi integrati nel piano di lavoro) mantenendo la temperatura del top bassa perché il trasferimento di calore è contenuto e non risente di particolari shock termici, lasciando inalterate le sue proprietà fisiche e meccaniche. Non ci sono problemi nemmeno per l’inserimento di lavelli filo-top e sotto-top. Inoltre è possibile la realizzazione di vasche integrate squadrate nella stessa finitura del top. La particolare compattezza dello stratificato HPL assicura un’ottima combinazione di caratteristiche meccaniche, come la resistenza alla flessione, alla trazione, alla compressione e all’impatto. L’omogeneità e l’alta densità dei pannelli garantiscono un’elevata resistenza all’estrazione degli elementi di fissaggio, quali viti o inserti. Per effetto di fenomeni naturali, quindi, lo stratificato HPL subisce una moderata variazione dimensionale: si contrae in presenza di bassa umidità e si espande in presenza di alta umidità.

    I principali vantaggi del top stratificato HPL sono:

    • Materiale non poroso che non crea la formazione di muffe e/o batteri in accordo alle norme Europee ISO 846 e certificato per l’utilizzo con contatto agli alimenti, breve o prolungato
    • Resistente ai graffi, agli urti, all’abrasione e all’usura
    • Alta resistenza agli agenti chimici e organici
    • Alta impermeabilità, antipolvere e facile da pulire
    • Atossico ed idoneo al contatto dei cibi
    • Compatibile con l’ambiente
    • Non è propagatore di fiamma
    • Termoresistente (fino a 170°)

    Oltre alle Certificazioni HPL sono state effettuate delle prove di resistenza, come:

    • Resistenza all’invecchiamento artificiale
    • Resistenza delle superfici rispetto alla ritenzione dello sporco
    • Resistenza ai liquidi freddi
    • Resistenza dei bordi al calore e all’acqua
    • Resistenza acqua calda + peso metallo
  • Per la pulizia quotidiana dei laminati HPL è consigliato l’utilizzo di un panno morbido tipo microfibra e di detergenti liquidi di uso comune (es. sgrassatori, multiuso) o il semplice detersivo per i piatti. Non usare assolutamente sostanze abrasive o graffianti (polveri o detergenti abrasivi, pagliette e spugne ruvide), detergenti aggressivi, sanitari o decalcificanti, pulitori per scarichi contenenti acidi o sali fortemente acidi (a base di acido cloridrico, formico o aminosolfatico ecc.), prodotti per la pulizia dei metalli o del forno. Una volta che si ha tutto l’occorrente, consigliamo di diluire il detergente e di seguire le istruzioni riportate sull’etichetta. Passare la spugna o il panno morbido con movimenti circolari e delicati, sciacquando molto bene con acqua calda ed asciugando con cura senza lasciare aloni. Nel caso dei lavelli integrati HPL, evitare di versare liquidi bollenti direttamente nel lavello senza aver prima aperto e fatto scorrere acqua fredda sul fondo della vasca (resistenza al calore fino a 180°). In caso di calcare ostinato è consentito l’utilizzo di aceto da cucina nella parte interessata, lasciandolo agire per massimo 5 minuti e risciacquando abbondantemente subito dopo. Se il calcare persiste ripetere l’operazione. E’ sconsigliato l’utilizzo di prodotti anticalcare concentrati (es. Viakal) perché il deposito prolungato degli stessi danneggia il laminato. Prima di procedere con la pulizia del piano, osservare le superfici per capire bene quale tipo di sporco abbia contaminato la superficie e in che modo rimuoverlo. Non lasciare mai che le macchie sedimentino per lungo tempo, intervenire con tempestività. È consigliato partire sempre da una piccola porzione del top per valutare il risultato e procedere poi con l’intera area interessata. Le superfici decorative ad alta pressione HPL devono essere utilizzate con la stessa cura dedicata alle altre superfici comuni degli arredamenti da interni. E’ buona pratica mantenere i piani sempre asciutti in particolare in prossimità delle giunzioni, così da proteggerle dai rischi legati ad eccessi di acqua e umidità.

  • Laminato melaminico
  • L’anta in melaminico nasce da un pannello di particelle di legno (classe E1) rivestito su uno o due lati con carta melaminica, un materiale sintetico costituito da fogli di carta sottilissima impregnati con particolari resine termoindurenti. Sulla superficie viene poi spalmato un ulteriore strato di resina con funzione protettiva. Inizialmente utilizzato quale prodotto economico in sostituzione del “vero legno” o del laminato plastico, oggi grazie allo sviluppo di carte sempre più realistiche che riescono a simulare i pori del legno creando delle rugosità effetto materico (poro a registro), grazie alle notevoli doti di durezza e di resistenza ai graffi, alla facilità e velocità di lavorazione, questo prodotto è divenuto uno dei più apprezzati ed utilizzati nel mondo dell’arredamento. “Per questi materiali è anche importante tenere nella dovuta considerazione la resistenza alla luce che, tendenzialmente, è migliore di quella del legno, dato che la stampa della carta è ottenuta con coloranti artificiali” (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

    Laminato TSS - Thermo Structured Surface (presente solo in Creo) è un processo di lavorazione termoindurente irreversibile: oltre alla particolare preparazione e lavorazione della superficie, permette di ottenere effetti di notevole profondità, dando vita a superfici dalle straordinarie performance tecniche, elevata resistenza ai graffi e alle sostanze chimiche, oltre ad uno stupefacente effetto estetico tattile.

  • Per la pulizia dei laminati melaminici si possono usare solo prodotti neutri e panno morbido tipo microfibra. Sono sconsigliati detergenti acidi, come la candeggina, o basici, come l’ammoniaca. In caso di macchie di calcare si possono utilizzare prodotti contenenti acidi deboli (acido acetico al 10/15% max e acido citrico diluito) o acqua tiepida e bicarbonato in caso di tracce leggere. Non adoperare paste abrasive, prodotti in polvere, spugne ruvide e pagliette che potrebbero compromettere l’integrità delle superfici. Sono consigliati i prodotti per la pulizia dei vetri o specifici per i materiali laminati. Per evitare striature, ripassare alla fine i frontali con un panno asciutto. Le macchie di inchiostro possono essere trattate con alcool denaturato e panno morbido, ma in linea di massima l’alcool deve essere usato con cautela perché troppo aggressivo. Non utilizzare acetone e altri solventi/diluenti. Nell’uso e manutenzione, attenzione alle bordature dei pannelli: se infatti trascurate o sottoposte ad eccessi di calore, acqua e umidità possono indebolirsi e facilitare l’insorgere di anomalie. Per questo motivo, asciugare sempre vapori umidi, condensa e ristagni d’acqua e non adoperare strumenti di pulizia che producono vapore ad alte temperature.

  • Legno
  • Le ante impiallacciate sono composte da un pannello di particelle di legno che viene ricoperto da un foglio di piallaccio (tranciato) incollato con appositi adesivi. Si definiscono tranciati dei sottili fogli di legno di vario spessore. I pannelli così ottenuti vengono sezionati e bordati con bordo in legno massello dello spessore di 1 millimetro circa. Il tutto poi viene verniciato. La verniciatura (colorata o trasparente a cui si aggiunge un protettivo finale) costituisce una variabile estetica, ma al tempo stesso una protezione dell’anta dagli agenti esterni, pertanto va preservata attraverso un uso e una manutenzione consoni. I legni con cui si fabbricano i tranciati sono vari e così anche le finiture che si ottengono (chiamate “essenze”). Per le ante con cornice, la bugna è impiallacciata mentre il telaio è in legno massello.

  • Chi sceglie una cucina in legno sa che deve trattarla con cura. Più si sposa una scelta ‘naturale’ – con effetti di finiture che esaltano ancor più il disegno, il colore e il calore di questo materiale – maggiori devono essere le attenzioni verso le sue superfici” (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). La pulizia è bene venga effettuata con costanza e continuità evitando il contatto prolungato delle superfici con gli agenti sporcanti. Pulire delicatamente con un panno umido in microfibra ed asciugare con cura; evitare l’uso di detergenti non specifici per il legno; asciugare in ogni caso eventuali gocce d’acqua e vapore per scongiurare rigonfiamenti e scrostature di vernici in particolare nelle zone sotto-lavello, lavastoviglie, forno e cappa (il legno è un materiale igroscopico per natura, per questo motivo tutte le zone più esposte ai vapori umidi, al calore e al contatto diretto con l’acqua vanno attentamente controllate). Non utilizzare assolutamente prodotti contenenti solventi (acetone, alcool, ecc.) o altre sostanze aggressive (candeggina, ammoniaca e derivati, sgrassatori, ecc.) che potrebbero modificare in modo irreparabile l’aspetto del legno. Garantire nell’ambiente cucina un clima salubre, né troppo secco né troppo umido per evitare rigonfiamenti o fessurazioni. Il legno assorbe e perde continuamente umidità, uno scambio ininterrotto con l’aria dell’ambiente in cui si trova. Questa dinamica determina continui rigonfiamenti e ritiri del legno stesso, un fenomeno che – se non si tiene sotto controllo l’umidità delle cucine, evitando periodi prolungati con valori “estremi” – può portare gravi danni al nostro elemento di legno (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). Attenzione anche alla luce: il legno è un materiale naturale che nel tempo matura e si modifica in base alle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova: il colore del legno ad esempio non è chimicamente stabile e nel tempo si modifica con la radiazione luminosa. Un arredo cucina esposto in modo diverso alle radiazioni del sole può virare di tonalità in modo non uniforme. Per tutte le motivazioni sopra dette, nel rispetto di quelle che sono le peculiarità naturali del legno stesso, è bene anche evitare qualsiasi forma di pulizia energetica (es. strofinamento eccessivo, getti di vapore ecc.).

  • Malta
  • La malta cementizia è un particolare tipo di rivestimento assimilabile alla laccatura: si tratta di un prodotto applicato, non di una vera vernice, con una componente di manualità e artigianalità che rende questo materiale unico e mai uguale a se stesso. La caratteristica principale dei rivestimenti cementizi è proprio la resa estetica, poiché, pur venendo applicati nello spessore di pochi millimetri sulla superficie di un pannello, simulano l’effetto “ponderoso” di una costruzione piuttosto che quello più “leggero” di un mobile (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

    L’anta in malta è composta da un supporto in agglomerato di legno ricoperto in malta cementizia o da malta naturale a base di calce. La malta cementizia è realizzata con impasti derivati da miscele attentamente studiate di leganti idraulici ed inerti a base di farine di quarzo e sabbie minerali a granulometria controllata, esente da sali ed impurezze. A questo formulato viene aggiunta una percentuale (1÷2%) di polimeri elastomerici stabilizzanti, per evitare tensioni o crepe generate da sbalzi di temperatura e sollecitazioni dinamiche particolari. Le superfici vengono, poi, trattate per poter permettere l’applicazione del rasante rigorosamente a mano da esperti artigiani. Sulla superficie, una volta asciutta, vengono applicate più mani di rivestimento acrilico trasparente: questo trattamento protegge la superficie da infiltrazioni di unto e sporco. La particolarità del prodotto e la modalità di applicazione ne determinano un aspetto cementizio con alcune caratteristiche proprie della sua natura quali piccole imperfezioni, piccoli fori ed angoli non perfettamente squadrati; i segni disomogenei della spatola esaltano ancor più la lavorazione artigianale. La colorazione dei pannelli non può mai essere perfettamente uniforme proprio per questo motivo: l’estetica dei chiaro/scuri così come l’aspetto mosso del colore è riconducibile all’effetto materico della malta. Ovviamente nessuno di questi segni caratteristici può essere interpretato come difetto ma è semplicemente riconducibile alla natura e all’estetica del prodotto stesso.

  • Dal punto di vista dell’uso e della manutenzione, le ante in malta cementizia si caratterizzano per un’adeguata resistenza alle abrasioni, ai graffi e alle possibili macchie. È comunque molto importante un trattamento corretto e una manutenzione del prodotto puntuale e precisa, ponendo una certa attenzione alle parti spigolate e ai bordi, soprattutto per le tinte più scure (in quanto eventuali graffi o usure si notano maggiormente). Per quanto concerne la pulizia delle superfici è indicato l’uso di detergenti neutri diluiti in acqua tiepida (proporzione 1:10, ad esempio 0,1 L di prodotto pulente e 1 L di acqua) e passati con un semplice panno in microfibra o lana come per le ante laccate. E’ consigliato risciacquare sempre le superfici trattate con i detergenti utilizzando un panno morbido inumidito con sola acqua in quanto così facendo si riduce notevolmente il rischio di usura dello strato di rivestimento a protezione della superficie. Dopo questo passaggio è bene riasciugare con cura le ante con un panno morbido asciutto. Rimuovere tempestivamente le sostanze macchianti e coloranti tipo olio, caffè, vino ecc. e sostanze di origine acida (aceto, frutta, verdura, cola, ecc.) onde scongiurare assorbimenti. È altamente sconsigliato l’utilizzo di prodotti concentrati o contenenti sostanze aggressive (acetone, disincrostanti, anticalcare, ecc.), spugnette abrasive e in genere supporti per la pulizia ruvidi perché comprometterebbero l’integrità delle superfici e dei bordi. Per lo stesso motivo evitare urti o il contatto con oggetti appuntiti (es. coltelli, forbici ecc.), fonti di calore dirette (pentole, caffettiere, ferri da stiro, ecc.). Non usare mai sistemi di pulizia a vapore.

  • Metalli
  • Maniglie

    Per le maniglie, la pulizia quotidiana deve esser fatta con semplice panno in microfibra. In presenza di macchie panno può essere inumidito. Le macchie più ostinate, grasso e simili, possono essere trattate sempre con un panno morbido e un detergente delicato a base neutra (meglio se diluito). Le maniglie sono soggette ad entrare in contatto con le mani di chi cucina, quindi con un mix di grasso, sporco, sudore, ecc. Ovviamente tutte queste sostanze hanno un potere corrosivo. È bene quindi non lasciare che sedimentino a lungo e ripulire con cura e regolarità. Questo tipo di attenzione, così come la premura di evitare prodotti aggressivi, sono fondamentali. Le maniglie infatti hanno una patina protettiva, trasparente e invisibile, che una volta logorata dalle sostanze sopra dette o da detergenti aggressivi espone il metallo sottostante agli agenti esterni, rendendolo così vulnerabile a macchie, sfaldamenti o fenomeni ossidativi.

    Ferramenta e superfici metalliche (cassetti, cestoni, sistemi estraibili, vassoi sotto-lavello, gambe tavoli e sedie/sgabelli, elettrodomestici/piani cottura e forni verniciati)

    Per una lunga durata delle cerniere dei mobili è bene non forzare mai l’angolo di apertura delle ante né aggrapparsi ad esse quando sono aperte. La pulizia va fatto con semplice panno in microfibra asciutto o uno Swiffer. Le cerniere così come gli altri sistemi di apertura sono trattati dai rispettivi produttori con delle speciali paste protettive, utili a preservare le parti metalliche da macchie, fenomeni ossidativi e ruggine. L’asportazione di questa protezione può comportare nel tempo il deterioramento di queste superfici. Pertanto, è utile spolverare con delicatezza queste componenti, riservando l’uso di detergenti delicati alla sola pulizia straordinaria (macchie, presenza di sostanze estranee). Con la stessa modalità vanno trattate tutte le altre superfici metalliche siano esse verniciate che nella finitura cromata e satinata. E’ bene vengano pulite con una certa costanza utilizzando un panno in microfibra asciutto a cui può essere aggiunto un detergente neutro in caso di macchie e unto. Vanno espressamente evitati tutti i prodotti per la pulizia più aggressivi che andrebbero a deteriorare le finiture metalliche con cui sono realizzati questi prodotti. Per lo stesso motivo occorre essere diligenti nel chiudere le confezioni di detersivi o altri prodotti chimici riposti all’interno dei mobili che potrebbero causare nel tempo con le loro esalazioni problemi di ossidazione. Ugualmente, va fatta attenzione al sale, al contatto continuativo con olio e aceto, ai depositi di acqua e calcare, e in generale all’umidità. L’acqua deve essere sempre riasciugata, così da prevenire macchie di calcare e ossidazioni. I metalli verniciati necessitano di una particolare attenzione verso gli urti e il contatto con oggetti contundenti onde evitare che lo strato di verniciatura subisca lesioni, graffi e scheggiature che risulterebbero visibili, inficiando l’estetica dei prodotti.

  • Materiale plastico
  • Le sedie in plastica, moderne per nascita, dal punto di vista stilistico, sono versatili al punto da essere perfette anche in abbinamento a tavoli classici, in legno o marmo con un risultato di gradevole contrasto. Il metacrilato (comunemente conosciuto come plexiglas) grazie alla sua leggerezza e trasparenza è brillante più del vetro. Infrangibile, resistente agli urti, agli acidi e agli agenti atmosferici è anche igienico e atossico. Grazie alla facilità con cui può essere lavorato si presta a svariate applicazioni nei settori dell'arredamento, dell'industria, dell’artigianato, dell’edilizia, dell’illuminotecnica, della comunicazione. Il polipropilene, invece, è un materiale termoplastico leggero, ecologico, riciclabile, impermeabile, lavabile, non tossico, anticorrosivo. Si contraddistingue per la sua durevolezza, l’elevata resistenza chimica, la facilità di lavorazione, la buona resistenza alle alte temperature, agli urti, all’acqua e per la facilità di pulizia.

  • Le materie plastiche, di norma, attirano polvere perché sono caratterizzate da una carica elettrostatica; pertanto, è opportuno trattarle con un agente antistatico da spruzzare e distribuire con l’ausilio di un panno morbido. L’effetto anti-polvere verrà preservato per un periodo prolungato nel tempo. Per la pulizia ordinaria, quando non presenti macchie ostinate, sia metacrilato che policarbonato sono facilmente pulibili con un panno in microfibra o con tessuti 100% cotone insieme ad un detergente neutro o un detersivo per stoviglie. L’utilizzo di stracci di lana e carta dovrebbe essere evitato in quanto realizzati con agenti leganti abrasivi. La rimozione da materiale plastico di macchie ostinate e soprattutto di grassi può essere effettuata con prodotti specifici. Sconsigliamo il ricorso all’alcool, ai detergenti comuni o ai solventi come l’acetone e diluenti per vernici. Il policarbonato resiste bene agli acidi ma non agli esteri e chetoni (es. acetone), mentre il plexiglass ha una buona resistenza agli alcoli, a differenza del policarbonato che si opacizza subito. Il plexiglass ha una minor resistenza ai prodotti chimici quali acidi, ma presenta una resistenza maggiore ai comuni detergenti. Il plexiglass in caso di deterioramento della superficie da graffi e rigature superficiali può essere lucidato e riportato ad una condizione ottimale, mentre il policarbonato non è ripristinabile. In entrambi i casi è estremamente sconsigliato l’utilizzo di solventi e supporti per la pulizia ruvidi/abrasivi.

  • Pietre
  • I materiali lapidei maggiormente utilizzati per la produzione di piani cucina sono il marmo e il granito, entrambi pietre di origine naturale, caratterizzate da durezza e scarsa porosità. Il granito è di formazione magmatica ed è composto principalmente da quarzo che gli conferisce resistenza e brillantezza. Oltre al quarzo sono presenti anche altri minerali che influenzano le caratteristiche cromatiche di questo materiale che è riconosciuto per la sua struttura a grani. Il marmo, invece, è di origine sedimentaria ed è dato essenzialmente da carbonato di calcio che nelle forme più pure è bianco, ma in presenza di altri minerali assume colorazioni differenti, striature ed effetti estetici peculiari. Le pietre sono materiali particolarmente nobili per la loro origine naturale, ma anche per la bellezza e la preziosità che rendono questi prodotti pezzi unici, mai uguali a se stessi: per questo motivo ogni fornitura avrà caratteristiche di colore (tonalità, striature, grani) e fattezze differenti dalle altre (difficilmente percepibili dalla sola valutazione di un campione colore in sede di vendita). Pertanto nessuna di queste peculiarità possono essere percepite come difettosità: vanno piuttosto interpretate come segni di unicità.

  • La pulizia quotidiana delle pietre va fatta con semplice panno umido in microfibra e detergente neutro, meglio se versato sul panno, non direttamente sulle superfici. Le zone trattate devono essere sempre riasciugate per non lasciare tracce. Vanno utilizzati solo prodotti specifici: qualsiasi sostanza non appropriata o troppo aggressiva potrebbe infatti creare problemi. Seppur resistenti al calore, marmi e graniti vanno preservati da fonti di calore dirette: si consiglia sempre l’uso di sotto-pentole o protezioni per evitare fratture e l’uso di taglieri per evitare graffi e scheggiature. E’ bene evidenziare che si tratta di superfici delicate a causa della loro porosità e composizione chimica: il marmo, in particolare, è meno duro rispetto al granito e più poroso; necessita quindi di una attenzione particolare rispetto al contatto diretto con sostanze macchianti. Essendo inoltre di colorazione più omogenea e chiara lascia intravedere con più facilità macchie e segni. In linea di massima sia graniti che marmi necessitano di essere tenuti al riparo da sostanze macchianti e coloranti come vino, caffè, the, ecc. da sostanze acide tipo limone, aceto, pomodoro, cola, ecc. Tutti gli alimenti che contengono acido citrico (frutta, agrumi, ecc.) costituiscono un elemento di pericolosità perché corrosivi. Attenzione anche alle sostanza grasse come l’olio che se penetrano all’interno dei materiali lasciano aloni indelebili. Per questo motivo le macchie vanno pulite tempestivamente onde evitare fenomeni di assorbimento che risulterebbero non ripristinabili. Anche la stessa acqua va asciugata sempre con cura perché causa di spiacevoli macchie di calcare difficilmente trattabili: con marmi e graniti infatti non è assolutamente possibile utilizzare detergenti anticalcare che provocherebbero fenomeni corrosivi e macchie irremovibili. Un buon trattamento impermeabilizzante, eseguito sull’intera superficie, rallenta i tempi di assorbimento e consente di intervenire prima che il liquido penetri nella pietra; tuttavia non offre alcuna protezione dagli effetti corrosivi delle sostanze acide. Al fine di preservare le pietre nel tempo, è fondamentale rinnovare con cadenza regolare il trattamento impermeabilizzante tramite gli appositi prodotti.

  • Polimerico
  • Le foglie polimeriche sono materiali plastici di varia natura che vengono direttamente incollati sulle superfici dei pannelli per realizzare antine o mobili contenitori. Sono frequentemente abbinate ai pannelli di fibre, poiché la loro maggiore compattezza superficiale consente l’applicazione di foglie anche molto sottili senza alterarne la planarità, soprattutto nel caso di elevate brillantezze. Si tratta, dunque, di materiali di rivestimento come le carte impregnate e i laminati (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina).

    Le ante in polimerico sono composte da un pannello di fibre di legno di media densità (MDF) la cui superficie viene rivestita con un materiale sintetico o PVC di spessore variabile che conferisce al pannello un’estetica gradevole, rendendolo resistente rispetto alle infiltrazioni dei liquidi e agli urti. I fogli polimerici disponibili in versione tinta unita o decorati (es. effetto legno) permettono di rivestire in maniera continua sia la faccia frontale dell’anta sia i quattro bordi laterali (l’anta è post-formata nei quattro lati con raggio variabile). Il retro dell’anta può essere di colore differente rispetto agli altri lati. In linea generale, le cucine in foglia polimerica presentano il vantaggio di essere resistenti agli urti, impermeabili e facilmente pulibili.

    L’alternativa al PVC è il PET (polietilene tereftalato), particolarmente adatto al rivestimento 3D. L’innovazione sta nell’applicare al settore del mobile un materiale normalmente utilizzato in campo alimentare (il PET si usa infatti per costruire contenitori per alimenti, bottiglie di acqua minerale o bibite). Ne deriva un prodotto eco-compatibile, totalmente riciclabile, esente da cloro e privo di emissioni di sostante tossiche nell’ambiente, in grado quindi di garantire il rispetto della salute dell’utente finale. Scegliere l’anta in PET significa applicare alla propria cucina un materiale sterilizzabile e igienico (il PET, infatti, è usato non solo in casa, ma anche in campo medico-sanitario dove igienicità e rispetto dell’ambiente sono fondamentali). Le cucine realizzate con questo tipo di ante si caratterizzano per la brillantezza delle superfici ma anche per la praticità d’uso e manutenzione grazie all’alta resistenza al graffio, alle macchie, alla luce, al calore.

  • Per la pulizia di questo tipo di anta è consigliabile usare solo un panno morbido tipo microfibra leggermente inumidito, aggiungendo in caso di macchie e unto, un detergente neutro privo di solventi o sostanze aggressive. Asciugare subito con un panno morbido e asciutto, in modo particolare lungo le giunzioni dell’anta. In caso di sporco più resistente, è possibile utilizzare spugne morbide con detersivi liquidi, ad es. detergenti per i vetri o specifici per superfici plastiche. Da evitare però spugne ruvide, pagliette in acciaio, creme abrasive o prodotti per la pulizia in polvere. In presenza di macchie di calcare basta usare detergenti contenenti acido acetico (formulazione al 10-15%), acido citrico, oppure, per le macchie più leggere, acqua tiepida e bicarbonato. Non utilizzare alcool, acetone, detergenti contenenti cloro, ammoniaca e candeggina. Assolutamente proibita la pulizia con getti di vapore poiché i materiali plastici potrebbero deformarsi. Riporre particolare attenzione alla cura delle bordature che devono essere preservate nell’uso e manutenzione da eccessi di calore, acqua e umidità.

  • Resina
  • I lavelli in resina sono realizzati a partire da un composto di resine e cariche minerali polimerizzate in stampo: sono resistenti rispetto agli agenti chimici e alle macchie, ma con il tempo possono perdere elasticità e rompersi in seguito agli shock termici subiti (dilatazione e ritiro imputabili ad esempio al contatto con acqua fredda e calda). La sua pulizia è molto semplice; si può complicare nel tempo se sulle superfici si formano dei micro-graffi in cui finisce per sedimentare lo sporco. Pur non essendo soggetti a macchie di calcare come i classici lavandini in metallo, comunque si possono creare incrostazioni e macchie di varia natura. Per prevenire questo tipo di situazioni, la pulizia deve essere quotidiana e regolare perché fondamentale per il mantenimento di questo materiale nel tempo. Per eseguirla in modo corretto si possono utilizzare semplicemente sapone per piatti e bicarbonato, passandoli delicatamente su tutta la superficie con una spugnetta medio abrasiva, dopodiché bisogna solo risciacquare. Un altro metodo molto efficace è quello di riempire di acqua calda il lavello e aggiungere detersivo per lavastoviglie lasciando agire. Risciacquare poi abbondantemente passando una spugnetta medio abrasiva. È importante non usare prodotti come acido muriatico, ammoniaca, soda caustica, o comunque in generale detergenti alcalini e/o molto aggressivi. Da ciò ne consegue che occorre fare molta attenzione all’uso di prodotti per disintasare scarichi e tubazioni. E’ raccomandabile comunque seguire le indicazioni fornite dai diversi produttori per una pulizia più attenta e precisa.

  • Rivestimenti e imbottiture
  • Considerando la delicatezza sia di pelle, eco-pelle, cuoio, cuoio rigenerato e tessuti, è consigliabile pulire solo con prodotti specifici. La pulizia quotidiana può essere fatta con panno in microfibra umido, ripassando con panno asciutto al termine. Per i tessuti esistono in commercio dei detergenti per tappezzerie, così come per pelle e affini. L’unica raccomandazione è di pulire con delicatezza, evitando di strofinare con energia, onde evitare graffi e lacerazioni.

  • Vetro
  • Il vetro è un materiale altamente igienico ad alto impatto estetico con cui possono essere realizzati vari componenti cucina: ante, top, schienali, ripiani, elettrodomestici/piani cottura e tavoli.

    Le ante in vetro sono composte da un telaio profilato estruso in alluminio con finitura brill (lucido), spazzolato/ossidato o verniciato a polvere con finitura opaca per uno spessore dell’anta che può variare tra i 20-24mm. In alcuni casi l’anta può avere anche la particolarità di essere tamburata nella parte posteriore con un pannello PP (polipropilene) assicurando una maggiore stabilità ma anche un migliore impatto estetico. Alla struttura del telaio in alluminio viene applicato un vetro lucido o satinato, nelle versioni bronzo, trasparente, stop-sol o verniciato, dello spessore di 4mm circa. Il vetro è sempre temprato ossia presenta particolari caratteristiche di durezza a resistenza agli urti ottenute attraverso la tempra. Tale procedimento consiste nel riscaldare ad elevate temperature (650°C) il vetro per poi raffreddarlo bruscamente investendolo con getti d’aria: ciò permette di ottenere un vetro sicuro e resistente fino a 5 volte più del vetro tradizionale che, in caso di rottura, si frammenta in minuscoli pezzi non taglienti. La caratteristica principale delle ante in vetro è quella di abbinare ad un forte impatto estetico un’elevata garanzia igienica derivante dalla non porosità della superficie e dalla sua impermeabilità. Tutto questo fa del vetro un materiale resistente al deterioramento e al decadimento estetico nel tempo se correttamente utilizzato e manutenuto, facile e veloce da pulire. L’anta vetro ha una eleva resistenza alla macchia e al calcare soprattutto se il vetro è lucido; non assorbe liquidi, pertanto ha un ottimo livello di protezione da olio, caffè ed altri prodotti di uso quotidiano. A ciò si aggiunge che non subisce alcuna variazione dimensionale sensibile per effetto della temperatura o dell’umidità. “Attenzione comunque a sversamenti abbondanti di liquidi su queste superfici perché – sebbene non le intacchino direttamente – possono comunque penetrare all’interno della struttura del mobile tramite fessure e giunzioni, generando rigonfiamenti nel caso dei materiali legnosi o effetti corrosivi su elementi metallici” (Franco Bulian vice direttore Catas – Ambiente Cucina). Attenzione anche all’infiltrazione di liquidi e pulviscoli nella parte retrostante dell’anta tra vetro e telaio ove non presente il pannello in HDF: a tal scopo pulire con regolarità e riasciugare con cura.

    Nel caso specifico dei top vetro, risultano costanti le note tecniche ed estetiche di cui sopra: la caratteristica principale è quella di abbinare ad un forte impatto estetico garanzie igieniche dettate dalla non porosità della superficie, resistenza torsionale e all’urto e non ultima l’alta resistenza al deterioramento e decadimento estetico nel tempo. I materiali impiegati per la costruzione di questi piani sono i seguenti:

    1) Vetro di spessore 12 mm
    2) Supporto in nobilitato classe E1 idrorepellente V100 spessore 28 mm
    3) Bordo alluminio o bordo vetro
    4) Laccatura eseguita con vernici prive di piombo
    5) Collanti speciali

  • Per la pulizia delle ante vetro così come dei top è possibile utilizzare un panno morbido tipo microfibra ed un normale detergente specifico per il vetro. Da evitare le pagliette metalliche, le spugne abrasive e in generale i supporti per la pulizia ruvidi che potrebbero causare spiacevoli rigature. Per lo stesso motivo non vanno adoperate sostanze abrasive e detersivi in polvere; evitare, inoltre, tutti i prodotti particolarmente aggressivi (l’acido fluorico ad esempio comporta danni irrimediabili). Attenzione agli urti e al contatto diretto con oggetti molto caldi o molto freddi. Più specificatamente, non appoggiare materiali roventi, surriscaldati o che siano stati a diretto contatto con il fuoco come: pentole, caffettiere, piastre, bistecchiere, griglie, ferri da stiro, ecc. (in questi casi proteggere sempre le superfici con dei sotto-pentola). Non urtare il vetro con oggetti contundenti (utensili, bottiglie, pentole, ecc.) che per la loro durezza possono causare scheggiature. In caso di macchie di calcare, è possibile intervenire con detergenti acidi o aceto alimentare (acido acetico al 10/15% max e acido citrico diluito). Nel caso specifico delle ante, attenzione al contatto della parte interna delle ante, quando verniciate, con sostante macchianti e prodotti di pulizia non consoni.

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